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Il portavoce dell’assessora leghista in ginocchio sulla tomba del Duce sta ancora dove stava

di Giancarlo Grassi #maiconsalvini twitter@torinonewsgaia #nofascismi

 

E’ ancora una storia tutta leghista, anche per la melina che la circonda e per le promesse non mantenute, che sono un must dell’azione leghista del parlare molto e fare assai meno, in linea con le direttive non dette del Capitano.

Doveva essere licenziato, il portavoce dell’assessora leghista in pellegrinaggio e poi in ginocchio sulla tomba del Duce in misericordiosa visita, ma sta ancora dove stava. Nonostante le promesse, scrive Repubblica che lunedì scorso “l’esponente leghista biellese aveva assicurato: “Domani firmerò il provvedimento di licenziamento” , ma della lettera per ora non c’è traccia”. Così, secondo il quotidiano, la questione è stata affrontata anche all’interno della maggioranza di centrodestra ed è tornato al centro della polemica politica anche da parte delle minoranze con il PD che tuona: “Quale decisione ha preso l’assessora Caucino sul caso Lorusso? Solo parole come al solito oppure per una volta passiamo ai fatti? Da quello che ci risulta nonostante le prese di posizione e il licenziamento annunciato a mezzo stampa l’assessora Caucino non ha preso in nessun modo posizione nei confronti del suo collaboratore” come ha dichiarato con una certa veemenza il consigliere regionale del Pd, Daniele Valle.

Da parte di Andrea Lorusso il silenzio, dopo le dichiarazioni di scusa dalla sua pagina facebook e il mea culpa che recitava secondo copione “non sono una fascista”. E dava la colpa agli altri facendo la vittima, seguendo l’Italian Destra Style ormai noto anche anche agli scopini per il cesso.

 

Da piazza Castello arriva la versione della giunta a traino leghista e a presidenza Forza Italia vicina alla morte, la quale versione ci dice che Caucino non ha ancora fatto l’atto, ma lo farà nelle prossime settimane, che sono tante da qui all’eternità, ma si denunciano forti resistenze all’interno del partito di Matteo Salvini.

Nel frattempo il PD va alla guerra e prepara un accesso agli atti per “capire cosa è stato effettivamente fatto. Una Regione con la storia del Piemonte non può assumere nelle sue istituzioni persone che non rispettano i valori della Resistenza“.

 

 

(13 ottobre 2019)

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