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La Meloni e il suo Governo e il regalo di 40milioni di euro al primo ministro etiope Abiy Ahmed (800mila morti nel Tigray)

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di Ivan Remonato

In Etiopia, nella regione del Tigray (o Tigrè), la pace, per quanto fragile, è stata raggiunta, le vittime nel Tigray sono 800 mila, la maggior parte civili, secondo stime delle Nazioni Unite. Uccise dalle armi, dalle malattie, dalla fame. La fame usata come arma di guerra contro la popolazione tigrina da parte del primo ministro etiope Abiy Ahmed, il premier etiope che ha firmato alcuni accordi di cooperazione allo sviluppo col governo italiano per 182 milioni di euro (di cui 40 in dono, il resto in crediti).

L’Etiopia, paese grande tre volte e mezzo l’Italia e con una popolazione di 120 milioni di abitanti che ne fa il secondo più popoloso dell’Africa (dopo la Nigeria), è segnata dal rapporto spesso conflittuale tra i vari e potenti gruppi etnici. È una repubblica federale formata da dieci regioni-Stato che godono di ampia autonomia. Le persistenti spinte indipendentiste e quelle neocentraliste di Abiy hanno riacceso i conflitti etnici. Anche in altre regioni.

La guerra in Tigray, regione autonoma nel Nord del paese, ai confini con l’Eritrea, ebbe inizio tra il 3 e 4 novembre 2020 quando l’esercito federale occupò militarmente il capoluogo Macallè, dopo che la regione si era ribellata al governo centrale di Abiy che aveva rinviato di un anno le elezioni politiche a causa del Covid. Nel Tigray le elezioni si erano comunque tenute il 9 settembre. I tigrini, che avevano dominato la politica del paese per tre decenni ma non avevano sostenuto l’ascesa al potere di Abiy Ahmed nel 2018, accusavano il premier di usare il Covid per consolidare il suo potere. Con le operazioni militari, il governo nazionale chiuse letteralmente la regione (in gran parte ancora chiusa): niente Internet, telefoni, stampa e organizzazioni internazionali. Via anche le Nazioni Unite. Una spaventosa guerra civile ebbe inizio.

Abiy chiese aiuto all’Eritrea del dittatore Afewerki che invase il Tigray. Gli eritrei commisero molti crimini, come gli stupri di guerra. Le maggiori responsabilità delle 800 mila vittime, e delle centinaia di migliaia di profughi, ricadono sul governo di Abiy Ahmed.

Per l’ennesima volta ci troviamo quindi a constatare che il governo Meloni non ha nessun rispetto dei diritti umani, perché collabora con i peggiori dittatori del continente africano regalando loro i nostri soldi, spreca i nostri soldi regalandoli a dittatori che sicuramente non ne faranno un buon uso e in generale tiene relazioni diplomatiche attive solo con dittatori o aspiranti tali.

 

(28 maggio 2024)

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