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Sicurezza a Torino: la “mission impossible” della Sindaca della non Discriminazione di Genere

La contestazione immortalata in questa foto alla base degli incubi di Appendino sulla sicurezza (foto Ansa)

di G.G., #Torino

 

La Sindaca “Quella Brava”, quella che per dodici mesi ha vissuto di rendita sulle decisioni della precedente giunta Fassino e poi patapum!, giù dal trespolo, ha talmente a cuore la sicurezza dei suoi cittadini – o quella della sua poltrona – che dopo il 3 giugno, data nella quale la propensione a garantirla si è palesata in tutta la sua magnificenza, ha deciso di fare in modo che non succeda più nulla a Torino. La cura contro l’insicurezza? Cancellare ogni evento. Ora che siamo in tempi di G7 su industria, scienza e lavoro, scopriamo che a Torino non si farà nulla. Nemmeno un paio di cene programmate al Parco del Valentino, prontamente ripulito dagli africani che spacciavano, non perché ci fossero clienti, ma per cattiveria.

Il deserto programmato nella città di Torino in occasione del G7 che prenderà il via domenica, ha fatto inalberare il presidente della Regione Piemonte Chiamparino che in un’intervista su Repubblica, ripresa dall’Ansa, si chiede le ragioni di “un divieto inspiegabile, che fa male alla città. Dove sta il rischio nel visitare un ateneo come il Politecnico o un centro di ricerca come quello di General Electric? Di mestiere non faccio l’organizzatore della sicurezza ma non mi pare una mission impossible garantire che un simile evento vada in porto”. Pare proprio invece che garantire la sicurezza a Torino dopo il 3 giugno sia diventata la mission impossible della Sindaca “Quella Brava”, quella cara all’establishment torinese, quella che doveva diventare il fiore all’occhiello dell’alta borghesia cittadina e che aveva accarezzato i sogni anarchici dei centri sociali torinesi, con quale gratitudine ha restituito il favore si è visto poi; quella che “l’abbiamo votata perché era necessario un cambiamento”. Geniali pianificatori del futuro, n’est pas?

Insomma a Torino non succede nulla ed è ancora Chiamparino a sottolineare alcune delle ragioni presunte del desertificio appendinico: “Credo che diversi fattori concorrano a questo clima di estrema prudenza”, dice il presidente della Regione. “Quel che è successo ad Amburgo, con gli incidenti durante il G20. Poi certo anche piazza San Carlo ha il suo peso, il ricordo è ancora vivo. Ma niente che possa intimorire più del lecito. La reggia di Venaria non può diventare un bunker. A me non interessa la polemica. Mi interessa che chi organizza il G7 mi spieghi perché non si possono fare alcune delle cose utili al territorio”. Dimentica Chiamparino, o forse non lo dice, che prerogativa pentastellata è non fare nulla. Proprio nulla. Se non distruggere l’esistente. Come gli Unni.




(21 settembre 2017)

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