di Paolo M. Minciotti
Reclusi in casa, per loro scelta, nella loro stanza, per meglio dire, con un computer come unico contatto con l’esterno. Torna alla ribalta, ogni tanto succede come per certe malattie o certi altri fenomeni sociali che occupano le pagine quando c’è poco da scrivere, ma non è questo il caso, la piaga sociale nota come hikikomori: stare in disparte, dall’originale ideogramma giapponese.
Chiama la Polizia preoccupato per la madre. Arrestato il fratello che teneva droga in casa
La Polizia di Stato ha arrestato a Torino un cinquantaquattrenne italiano per detenzione di sostanza stupefacente ai fini... →
In Italia sarebbe oltre 44mila: giovani e giovanissimi completamente estranei alla vita sociale, che non studiano, non lavorano, non si relazionano, se non attraverso un pc o lo schermo di uno smartphone o un tablet. Ne parla Repubblica citando una ricerca di Sabrina Molinaro, ricercatrice dell’istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa, che ha condotto il primo studio nazionale sull’isolamento volontario degli adolescenti, promosso dal Gruppo Abele.
La ricerca parla di un 18,7% di giovanissimi, tra dodicimila intervistati via questionario, che hanno passato un periodo significativo senza uscire di casa; tra loro un 8,2% confessa di non essere uscito per un periodo che va da 1 a 6 mesi (escludendo i periodi di lokdown). Esistono poi situazioni assai più gravi che riguardano giovani che non escono da più di sei mesi e quelli a rischio, persone che non sono uscite per un periodo da 3 a 6 mesi. Basandosi sui suoi calcoli la ricercatrice conclude che circa l’1,7% degli studenti totali (44.000 ragazzi a livello nazionale) si possano definire Hikikomori, mentre il 2,6% (67.000 giovani) sarebbero a “grave rischio di diventarlo”.
Torino, aggredisce un giovane in Cit Turin e gli strappa la catenina d’oro
La Polizia di Stato ha eseguito, nei giorni scorsi nel quartiere Cit Turin di Torino, un fermo di... →
(3 marzo 2023)
©gaiaitalia.com 2023 – diritti riservati, riproduzione vietata

