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Dopo il Codice Da Vinci il Codice Salvini che non piace neanche ai costruttori

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di Giancarlo Grassi

La questione era stata messa nelle mani della magistratura da Mario Draghi che aveva incaricato gli organi competenti dello stato di elaborare un nuovo regolamento sugli appalti per venire incontro alle richieste, inderogabili, di Bruxelles sulle questione legate al PNRR (a proposito, non riusciremo a spenderli tutti quei soldi, o della potenza della competenza delle destre).

Finita l’opera, caduto Draghi e ristabilito l’ordine berlusconiano con la vittoria delle destre a suon di promesse non mantenute, sotto l’algida presidenza di donna Meloni, ecco che il codice deve comunque diventare operativo. Se ne occupa Salvini con il suo ministero, unico politico al mondo capace di stare con l’elmetto in testa di fronte a un grafico su carta e in verticale, che interviene – si immagina in senso peggiorativo – sull’intera questione. Ne deriva che prontamente il mappazzone diventa Codice Salvini (229 articoli, tutto una semplicità), perché la modestia è parte di questo governo, e che avendolo letto non sembra nemmeno poi (polemiche a parte) quell’orrenda accozzaglia di robaccia che viene rappresentata di qua e di là.

Ma come sempre, saranno i risultati a dire se il Codice Salvini [sic] sarà utile al paese al di là degli elmetti in testa e delle propagande. Quindi tocca stare a vedere. Perplessità arrivano infatti persino tra i costruttori con principale riferimento a quell’ampia fetta di lavori, scrive l’Huffington Post, fino a 5,3 milioni che potrà essere assegnata senza gara, tramite procedure negoziate o affidamenti diretti. Il quotidiano diretto da Massimo Giannini cita Il Sole 24 ore, secondo il quale la nuova regola porterebbe ad avere il 98,3% dei lavori pubblici, corrispondente a un valore di mercato di 18,9 miliardi, che potrà essere assegnato senza bando. Il quotidiano economico ha rielaborato dati dell’Anac riferiti al 2021.

E’ caustico Busia (Anac) che parla di “Attenzione agli appalti di minori dimensioni, per cui andrà benissimo il cugino o chi mi ha votato”. Scioperi in vista. E tocca anche vedere come il ministro con l’elmetto passerà dalle parole ai fatti (passare dalle parole ai fatti è uno dei grandi guai italiani – e della Lega).

 

(29 marzo 2023)

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