Narrazioni Jazz 2017 tra grande musica e metropolitana (pochi mezzi molta presunzione organizzativa)

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di Mirko Saporita

 

 

 

 

Eravamo all’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto dove si è tenuto l’ultimo spettacolo di questa edizione di Narrazioni Jazz, proseguita poi fino a domenica 21 con spettacoli gratuiti nelle altre location selezionate nel centro di Torino.

Essere già agli sgoccioli di questa prima edizione del festival è davvero un peccato, ancor di più lo è constatare il mancato tutto esaurito di “Storie di Jazz” (non raggiungere la capienza massima è la chiara prova del vero valore dello show).  Si esibiscono per la prima volta insieme Enrico Rava con la sua tromba –nominato “Cavaliere delle Arti e delle Lettere” dal Ministro della Cultura Francese– e Geri Allen al pianoforte, la prima compositrice a ricevere il “Lady of Soul Award for Jazz”.

 

Alla loro incredibile prestazione musicale si aggiungono Murakami, Cortázar, Paolo Conte, Stefano Benni, Jack Kerouac, Ralph Ellison ed altri, per mezzo della voce recitante di Anna Bonaiuto; l’attrice si dimostra un ottimo elemento che chiude così il trio. Un grande atto di lungimiranza da parte del direttore di Narrazioni Jazz –ed ex di Torino Jazz Festival Stefano Zenni– che si riconferma all’altezza dell’incarico.

 

Spostandoci di qualche metro sotto terra non possiamo non segnalare un inaspettato parallelismo con la città eterna: parliamo del “buco nell’acqua” avvenuto nella metropolitana di Torino. La foto testimonia gli ingenti tagli alla cultura del Bel Paese: la lettrice appare piuttosto naturale nonostante debba reggere da sola non solo lo speaker (con più feedback dello scandalo del Russiangate), ma anche il “cartello minimal incastrato ad hoc”, dietro di lei il sassofonista Gledison Zabote offre ai fruitore del servizio metro il suo “profilo migliore”.

La situazione si risolleva nella notte di Sabato. Antonio Faraò Trio registra una totale affluenza nella sala sotteranea del Piccolo Regio, in piazza Castello. Un evento di derivazione Jazz, Prog e Ambient guidata dal piano di Faraò, cui si affianca il contrabbasso di Martin Gjakonovski e un appassionante Gary Husband alla batteria. L’ingresso è gratuito, l’esperienza impagabile.

Sotto le luci soffuse del teatrino si erigono castelli di jazz, a turno smontati e rimodellati quel tanto che basta a concedere ai tre il proprio Lebensraum sul palco.

 

 

 

 

(22 maggio 2017)




 

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