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Asti, continua la manifestazione “1918-2018: la vittoria della Prima Guerra Mondiale raccontata a teatro”

di Redazione #Asti twitter@gaiaitaliacomlo #Cultura

 

 

Dopo il successo dei primi appuntamenti, continua la manifestazione “1918-2018: la vittoria della Prima Guerra Mondiale raccontata a teatro”, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Asti e dalla Prefettura di Asti per ricordare questa importante ricorrenza con una serie di eventi a ingresso libero.

Sabato 10 novembre alle 17 all’Archivio Storico si terrà presentazione del libro di Angelo Gatti “È la guerra: diario inedito maggio-agosto 1915”, a cura di Nicoletta Fasano con introduzione di Nicola Labanca. Angelo Gatti, ufficiale di Stato maggiore, dal maggio del 1915 comincia a scrivere il suo diario di guerra. Uomo dalla personalità ricca e dalla vasta cultura, affida alla carta riflessioni, cronache, dubbi, impressioni segnati dalla consapevolezza che questa guerra, la Grande guerra, sarà completamente diversa dalle altre, nuova e imprevedibile nei suoi sviluppi futuri.

Chiusura domenica 11 novembre alle 16 allo Spazio Kor  (piazza San Giuseppe) con “Una guerra bestiale”, un incontro con ospiti e video organizzato con l’ ISRAT – Istituto per la Storia della Resistenza della Provincia di Asti. L’appuntamento è nell’ambito di “Cuntè Munfrà 2018, dal Monferrato al Mondo”.

La Grande Guerra fu una guerra di massa, che mobilitò nazioni e popoli. Più di 70 milioni di uomini vestirono la divisa e, ma per la movimentazione di reparti e materiali venne usato un notevolissimo numero di cavalli, muli, asini e buoi, perfino cammelli ed elefanti. Il rapporto che si instaurò tra uomo e animale non fu, in tutte e due le direzioni, senza conseguenze, perché gli animali non vennero mai considerati esclusivamente delle “armi”, e anzi la lunga, forzata coabitazione con i militari avvicinò gli uni agli altri, tutti drammaticamente uniti in un possibile destino di morte e sofferenza. Sono trascorsi cent’anni, ma sembra che le cose non siano cambiate di molto.

Seguirà alle 17 lo spettacolo del Teatro degli Acerbi “Soldato mulo va alla Guerra” interpretato da Massimo Barbero, da un testo inedito di Patrizia Camatel.

Lo spettacolo è inserito nel programma ufficiale ministeriale delle Commemorazioni.

Durante la Prima Guerra Mondiale accanto agli uomini ha combattuto un esercito di animali. Muli, asini, buoi, cani, cavalli, piccioni vennero utilizzati per le azioni belliche, per lo spostamento di reparti e materiali, per le comunicazioni e il sostentamento delle truppe. E le testimonianze degli uomini al fronte ci parlano anche di convivenze altrettanto strette, con gli animali, ma non altrettanto desiderabili: i topi che invadevano le trincee, pulci e pidocchi che infestavano le vesti e i giacigli…

La forzata coesistenza di animali di ogni genere con gli uomini avvicinò gli uni agli altri in una tragica fratellanza di fronte alla morte e alla sofferenza. Creature affratellate anche dalla condizione dell’inconsapevolezza: il soldato semplice, la giovane “carne da cannone” che ha perso la vita, e l’identità stessa, nelle trincee del Carso o sui monti contesi agli austriaci, è all’oscuro dei piani di conquista degli Stati, delle alleanze e delle strategie, proprio come un mulo sotto il basto,cui si chiede solo di obbedire; al soldato si chiede di resistere, di sopravvivere, nascondendosi e strisciando nel fango, profittando degli avanzi o della morte dei compagni, proprio come farebbe un ratto.

Ecco una relazione, quella col mondo animale, che non è semplice convivenza, coabitazione forzosa, ma è identificazione dell’essere-uomo con l’essere-animale: è l’istinto di sopravvivenza a farla da padrone in trincea, è l’istinto di fuga che fa dell’uomo un disertore, è la fame che ti mangia da fuori e la paura che ti rode da dentro.

Nel mondo straziato dalla guerra la bestialità è caratteristica degli uomini, abbrutiti dalla violenza, mentre gli animali al fronte, coprotagonisti di episodi tragici o inaspettatamente sentimentali, rimangono l’ultimo baluardo di umanità e vita.

Giuseppe Zabert, classe 1897, figlio di mezzadri, parte da Valfenera d’Asti – come altri dieci tra fratelli e cugini – per andare a servire la Patria al fronte. La cartolina di precetto lo raggiunge in seminario, ma nemmeno la vocazione al sacerdozio risparmia al giovane di obbedire alla chiamata alle armi: dovrà confrontarsi anche lui con la disciplina militare, con condizioni di vita estreme, con il costante pensiero di morire o di dover uccidere. Assegnato ad un reparto di artiglieria alpina, ha per compagna la mula Margherita, alter ego animale che stimola domande sull’obbedienza e sul coraggio, sulla capacità di sacrificio, sull’insensatezza delle guerre. Dov’è quel Dio, padre e onnipotente, che Giuseppe voleva servire per tutta la vita? Come continuare ad intravederlo in mezzo al continuo scempio di vite, al massacro delle creature, umane ed animali? E se l’uomo e l’umile mulo condividono la morte sui campi di battaglia, condivideranno pure la salvezza? Una riflessione che parte da un contesto storico preciso per approdare ad una prospettiva esistenziale e spirituale.

Tutti gli eventi sono a ingresso libero.

 





 

(6 novembre 2018)

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