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Il Torino Pride chiede l’attivazione di un codice etico per la partecipazione al Salone del Libro

di Redazione #Torino twitter@torinonewsgaia #TorinoPride

 

Il Coordinamento Torino Pride entra nella polemica che contrappone gli editori e molti autori alla presenza della casa editrice di proprietà di Casapound e lo fa convinto “che la cultura sia uno dei veicoli fondamentali per costruire un territorio più inclusivo e per formare una società più consapevole, democratica e attenta verso le istanze e i diritti di tutte e tutti”. Ci sarebbe piaciuto leggere qualcosa di simile in occasione del ventilato gemellaggio di Torino con San Pietroburgo, città madre e sorella di tutte le omofobie. E magari leggere un comunicato stampa di condanna*.

Il Torino Pride, grazie alla Regione Piemonte, organizza al Salone del Libro da tre anni uno spazio dedicato interamente ai diritti LGBT e non solo, gestito dai propri volontari. Un luogo dove trovare, sfogliare e acquistare le pubblicazioni dedicate a questi temi; dove essere accolti da personale qualificato per avere informazioni. Uno spazio dove incontrare, scrittori, giornalisti, studiosi e attivisti che animano ogni anno un programma culturale dedicato. Ed è proprio sulla base di questi presupposti  che “il Coordinamento Torino Pride non può che essere sconcertato all’idea che nello stesso luogo – il Salone del Libro –  dove si difendono i valori di tutte e tutti e di tutte le minoranze possano essere veicolate anche le istanze di una casa editrice che si definisce sovranista” [sic].

Continua quindi il comunicato stampa del  spiegando che “proprio per questo, perché i libri e la cultura devono essere ancora una volta, come spesso avvenuto in passato, il veicolo per formare una società più giusta e una maggiore coscienza storica e pur capendo e rispettando la scelta di quanti hanno deciso di annullare la propria presenza, il Coordinamento Torino Pride parteciperà al Salone del Libro. Lo farà in modo convinto e animato, più che mai, da uno spirito militante e antifascista”.

Il Coordinamento Torino Pride al contempo vuole fare di più proponendo al Salone Internazionale del Libro e al suo consiglio di indirizzo l’attivazione, dal prossimo anno, di un codice etico  che tutti gli editori dovranno sottoscrivere per poter partecipare alla kermesse (che rifiuti il fascismo, ndr). Il Torino Pride si mette da subito a disposizione per la redazione di questo codice sulla base della propria più che decennale esperienza in materia.

*E il fatto che non l’abbiamo letto non significa che non ci sia stato. Maurizio Gelatti, membro del direttivo e responsabile dell’ufficio stampa del Torino Pride, ci scrive infatti – giustamente – che azioni di politiche e di pressing sul consiglio comunale tutto ampiamente riportato nelle varie fasi dagli organi di stampa LGBT e non solo. Vi allego alcuni degli articoli al riguardo ancora reperibili in rete.

http://www.gaypost.it/gemellaggio-appendino-san-pietroburgo
https://www.lezpop.it/accordo-con-la-russia-appello-del-torino-pride-alla-sindaca-appendino/
https://www.gay.it/attualita/news/chiara-appendino-georgy-poltavchenko-torino
https://www.gay.it/attualita/news/torino-gay-chiara-appendino-san-pietroburgo
https://torino.repubblica.it/cronaca/2018/12/17/news/torino_il_consiglio_comunale_impegna_la_sindaca_appendino_sostenga_i_gay_russi_contro_la_repressione_-214506301/

E’ Gelatti a rimediare ad un nostro sfondone, anche dovuto al fatto che la nostra testata non gode del privilegio di essere inserita nelle mailing list di gran parte dell’associazionismo LGBTI italiano. E cerchiamo di evitare di copiaincollare notizie da altri siti. Lo ringraziamo per la sua cortese sollecitudine.

 

 





 

(6 maggio 2019)

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