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Vladimir Ashkenazy sul podio dell’Orchestra e del Coro del Regio per l’ultimo appuntamento della Stagione de I Concerti

foto: Keith_Saunders

di Redazione #Musica twitter@torinonewsgaia #Torino

 

Sabato 1 giugno, alle ore 20.30, il maestro Vladimir Ashkenazy dirige l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio in un suggestivo viaggio sonoro dall’impressionismo quasi pittorico di Claude Debussy all’astrazione di Dmitrij Šostakovič, passando per il colorismo di Maurice Ravel. Il Coro è istruito da Andrea Secchi.

Figlio d’arte e talento precoce, Vladimir Ashkenazy ha cominciato la sua carriera internazionale come pianista, un percorso coronato da numerosi Grammy Awards per le sue incisioni con la Decca. Da oltre vent’anni, la sua intensa attività artistica si è ulteriormente estesa alla direzione d’orchestra, vedendolo alla guida di formazioni importanti come la Royal Philharmonic Orchestra, la Deutsches Symphonie Orchester di Berlino, l’Orchestra Filarmonica Ceca, la NHK Symphony Orchestra di Tokyo, la Cleveland Orchestra, la Sidney Symphony Orchestra e la European Union Youth Orchestra.

«Sirènes: è il mare e il suo ritmo innumerevole, poi, tra le onde argentate di luna, si ode, ride e passa il canto misterioso delle sirene»: queste le evocative parole che lo stesso Claude Debussy scrisse per il brano che apre il concerto, tratto dal suo trittico sinfonico Nocturnes. Debussy trasse la prima idea della partitura proprio da una serie di dipinti di notturni di James McNeil Whistler; la composizione si stacca immediatamente però da qualsiasi rimando diretto e descrittivo di un paesaggio. È piuttosto la suggestione di un ambiente fantastico, oltre il tempo e lo spazio reali, cui fa eco lontana il canto delle sirene, un languido vocalizzo senza parole, misterioso eppure irresistibile.

Segue la Suite per orchestra n. 2 Daphnis et Chloé di Maurice Ravel; il compositore trasse la conosciutissima suite da un balletto originariamente composto per i Ballets Russes di Diaghilev, con la coreografia di Fokine. Come Ravel stesso la definì, la partitura è un grande e vivido “affresco musicale” in cui il compositore dipinge, attraverso la vivace e ricchissima orchestrazione, il panorama arcadico che fa da scenario all’amore dei due pastorelli.

Conclude il programma la Sinfonia n. 10 in mi minore di Dmitrij Šostakovič; scritta dopo la morte di Stalin nel 1953, ben otto anni dopo la precedente, segna una svolta nella produzione del compositore che per quasi tutta la vita dovette mediare tra l’espressione del suo pensiero artistico e le imposizioni della dittatura sovietica. La decima Sinfonia è quindi volutamente introspettiva e quasi autobiografica, con il tema costruito sulle iniziali dell’autore D.SCH (re – mi bemolle – do – si) e già utilizzato in altri lavori, che torna a presentarsi in diversi momenti della composizione. All’interno di una forma sinfonica classica, l’artista svela qualcosa del suo mondo interiore, guidandoci in un tormentato percorso tra atmosfere cupe e squarci improvvisi, quasi violenti, di luce e di suono.

Biglietti ancora disponibili. Info: www.teatroregio.torino.it.

Questo appuntamento conclude la Stagione de I Concerti del Teatro Regio e della Filarmonica TRT.

 

 





 

(22 maggio 2019)

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