di Daniele Santi #ValledAosta twitter@torinonewsgaia #Covid19
Franco Gabrielli, “Prima causa dell’insicurezza la mancata gestione dell’immigrazione”
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Spiace essere volgari già dal titolo, ma sembra di vivere in un luogo altro dove si è diventati improvvisamente incapaci di riuscire anche solo minimamente a immaginare un futuro possibile, nemmeno basandosi sull’esperienza passata. Quella di ricordare dalle esperienze passate e farne cultura è qualcosa che riesce anche alle scimmie. Stupisce, ma nemmeno tanto, che agli esseri umani non riesca.
Se poi in mezzo al gran casino e alla gran inutile caciara cominciamo anche ad infilare le decisione gridate ad alta voce di nuovi DPCM che diventano anti-DPCMcome quello annunciato dal presidente della Valle d’Aosta appena insediato, quello che ha fatto fuori Salvini anche lui, e che ad uso e consumo della sua poltrona ha gridato al mondo contro il nuovo DPCM governativo definito anti piste da sci, ecco che non ci resta che ridere.
La manovra politica è anche più comica: il partito che sostiene il governatore in carica, il Pd di Erik Lavevaz, si è astenuto: tutti gli altri componenti la maggioranza hanno votato a favore. Risultato: con 28 voti a favore e 7 astensioni, la maggioranza che governa la Valle d’Aosta rivendica la propria autonomia rispetto ai poteri statali nella gestione dell’emergenza sanitaria del coronavirus con una legge regionale. A favore del facciamo tutti quello che ci pare in nome dell’autonomia Alliance valdotaine, Stella Alpina, Union valdotaine e Vallée d’Aoste Unie insieme a Lega e Pour autonomie, per non dire no i progressisti, con il Pd, si sono astenuti.
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Da parte nostra, come opinione non certo autorevole, pensiamo due cose: la prima è che ci sono questioni che possono affrontarsi molto meglio, non solo in nome di autonomie e dissidi con Roma; l’altra riguarda ciò che succederà dopo. Speriamo si abbia quindi, nel dopo che è l’unico dopo possibile, il buongusto di non rompere i coglioni se aumenteranno i contagi di nuovo.
E’ la storia delle discoteche aperte in Sardegna. E da quell’esperienza avrebbe imparato anche un orango. La politica italiana no.
(2 dicembre 2020)
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