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“Paesaggi da sogno / Dreamscapes. Le 53 stazioni della Tokaido” al MAO di Torino

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Dal 24 luglio al 29 novembre 2026, il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino presenta la mostra Paesaggi da sogno / Dreamscapes, dedicata alla celebre serie Le 53 stazioni della Tōkaidō di Utagawa Hiroshige, uno dei capolavori assoluti dell’arte giapponese dell’Ottocento, di proprietà di UniCredit. Il percorso espositivo riunisce una selezione di 36 stampe con l’intento di restituire al pubblico la dimensione immersiva e “cinematografica” di quel mondo fluttuante, ampliando lo sguardo anche ad alcuni oggetti e alle forme della cultura materiale che hanno accompagnato e reso possibile l’esperienza del viaggio nel Giappone tra XVIII e XIX secolo.
Il progetto – seconda parte di un percorso già avviato al MAO nel 2025 – è curato da Laura Vigo, Conservatrice per l’arte e l’archeologia asiatica presso il Museo di Belle Arti di Montréal (MMFA), e si avvale di un’importante collaborazione con i Musei Reali di Torino.

Nelle sale del MAO, le celebri vedute della Tōkaidō dialogano con una sella (kura) in legno laccato con decorazioni in oro e l’album fotografico Views of Japan di Felice Beato, due opere di grande valore provenienti dalle collezioni dei Musei Reali di Torino. Entrambe offrono una testimonianza tangibile della cultura del viaggio lungo le grandi arterie del Giappone in epoca Edo e dell’immaginario evocato dalle stampe. Grazie alla collaborazione con il Museo di Belle Arti di Montréal (MMFA), l’esposizione adotta un approccio ecologicamente sostenibile alla progettazione, in linea con l’orientamento sviluppato dal MAO negli ultimi anni, volto a valorizzare il pensiero curatoriale e il contributo scientifico per un uso consapevole delle risorse museali. La serie conservata al MAO è infatti identica a quella presente nelle collezioni del MMFA: questo consente di realizzare una mostra in cui non sono le opere a viaggiare, ma la prospettiva curatoriale e l’apparato di mediazione museale che la accompagnano. Il progetto si avvale dei contenuti didattici sviluppati dal museo canadese in occasione della presentazione della serie nel 2024, proposta con la medesima chiave interpretativa basata sulla vita sociale ed economica di questi oggetti culturali effimeri al tempo in cui furono prodotti. Attraverso le tecniche di comunicazione verbale ispirate alla Visual Thinking Strategy, la narrazione riesce a rendere più accessibili – e pertinenti – contenuti scritti complessi al più grande numero di lettori.

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Realizzata per la prima volta nel 1833 e pubblicata dalla casa editrice Hōeidō di Takenouchi Magohachi, la serie riscosse un successo immediato, rivoluzionando il panorama degli ukiyo-e, le celebri xilografie a blocchi di legno. Stampata in oltre 15.000 copie, la Tōkaidō divenne un vero e proprio bestseller dell’epoca Edo, accessibile a tutti: le singole stampe costavano quanto una ciotola di ramen, venivano comprate e presto dimenticate.

Queste immagini furono rivoluzionarie. Non nacquero come opere da museo, ma piuttosto come prodotti editoriali di largo consumo, e fu solo successivamente, durante la seconda metà del XIX secolo, che in Occidente vennero riscoperte e consacrate come opere d’arte. In questo contesto la direzione artistica di Takenouchi Magohachi fu cruciale: non solo nella stampa e distribuzione, ma anche nel concept narrativo e visivo dell’intera serie, costruita come una sorta di storyboard ante litteram, pensato per catturare l’attenzione di un pubblico ampio, assetato di immaginazione e novità.

Ma cosa rende questa serie così speciale rispetto a tutte le altre? Hiroshige, artista proveniente da una famiglia samurai, ebbe l’intuizione di trasformare un tema allora già molto conosciuto – il tragitto lungo la Tōkaidō, 490 km di strada che collegavano Edo (l’odierna Tokyo) a Kyoto – in un racconto visivo capace di mescolare realtà e immaginazione. Con un linguaggio visivo accessibile e modernissimo, ispirato all’arte tradizionale giapponese, ma con profonde suggestioni occidentali (come la prospettiva centrale, l’ombreggiatura, il formato orizzontale e l’uso del blu sintetico), Hiroshige e la sua squadra non si limitarono a rappresentare il paesaggio: lo reinventarono. Ogni stampa diventa così una scena onirica, atmosferica, capace di evocare sogni di viaggio e avventura.

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La Tōkaidō era una delle cinque grandi arterie del Giappone Tokugawa, istituita nel 1601 e percorsa da daimyo, pellegrini e, col tempo, da mercanti e viaggiatori comuni. Ogni stazione di posta offriva alloggi, cibo, servizi di tutti i generi e prodotti tipici. Hiroshige ed il suo team seppe restituire tutto questo, trasmettendo il senso del movimento, la vivacità e la varietà degli incontri e il fascino di un paese in movimento e in trasformazione. Le sue stampe trasformarono l’ordinario in straordinario, aprendo al pubblico giapponese – e in seguito anche a quello occidentale – un mondo sospeso tra realtà e sogno.

Contestualmente all’apertura della mostra, nella galleria Giappone 1 verranno esposti al pubblico anche due coppie di paraventi, una della serie Rakuchū rakugai zu (“Vedute della capitale e dei suoi dintorni”), di proprietà della Fondazione Compagnia di San Paolo, e un’altra che rievoca episodi cruciali della Guerra Genpei del XII secolo (“Le battaglie di Ichinotani e Yashima”), appartenente alla collezione del MAO.

I paraventi, recentemente restaurati, sono raffigurazioni enciclopediche: da un lato le vedute della capitale, in cui luoghi panoramici e monumenti legati alle festività stagionali di Kyoto sono magnificamente immortalati — tra nuvole dorate fluttuanti — dagli artisti della scuola Kanō; dall’altro le rappresentazioni della Guerra Genpei, in cui la pittura epica celebra episodi del XII secolo, rielaborati in età Tokugawa come rievocazione del passato guerriero e della continuità del potere dei samurai. La prima coppia di paraventi commemora il corteo dell’imperatore Go-Mizunoo per il festival di Gion del 6 settembre 1626, mostrando la parte orientale della città e il festival estivo che domina la vita delle strade da un lato e il castello di Fushimi e la metà occidentale della capitale dall’altro. Come i paesaggi da sogno di Hiroshige, tra le nuvole si intravedono vedute aeree di altre attività urbane, sia commerciali che di svago. Tuttavia, a differenza delle democratiche stampe delle 53 stazioni del Tōkaidō, queste erano cartografie di lusso che, seppure leggibili da chiunque all’epoca, sarebbero state accessibili esclusivamente a una ristretta élite.

La seconda coppia rievoca invece alcuni momenti salienti della Guerra Genpei tra i clan Minamoto e Taira nel XII secolo. Bandiere araldiche, samurai a cavallo armati di archi, imbarcazioni all’arrembaggio e alabarde che emergono tra nubi dorate animano una scena intensa e drammatica, dove l’esito è già noto: un evento epico, espressione di continuità politica e di casta.

Pur essendo state prodotte in epoca coeva, i paraventi e la serie di stampe esposti rappresentano due punti di vista antitetici: da un lato l’esaltazione del potere, apprezzata dalla ristretta cerchia di nobili e samurai, dall’altro un inno discreto alla vita quotidiana e al movimento, amata e consumata da ampie fasce della popolazione.

 

 

(10 giugno 2026)

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