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Siamo alla benefattrice Meloni-Evita, tutta un peronismo pro-popolo contro le “misure ingiuste”. Aspettate settembre

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di Giovanna Di Rosa

La presidente del Consiglio Meloni si è scoperta anche un po’ Evita Perón, riscoprendo il populismo ammantato di charme, ad averne, infilando la sua materna capacità di ricorrere al pugno di ferro in guanto di Chanel quando si tratta di “misure ingiuste”. Lei, che ha tolto il reddito di cittadinanza con un SMS e non ha ancora dato risposte a più di 5 milioni di poveri, che non ha ancora inviato un centesimo agli alluvionati dell’Emilia-Romagna, parla di “misure ingiuste” riferendosi agli extraprofitti tassati, suona ridicolo anche scriverlo, per un totale di 2 miliardi di euro circa.

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L’inflazione reale si è mangiata in un anno 25,2 miliardi di risparmi degli Italiani, la tassazione [sic] degli extraprofitti delle banche varrà 2 miliardi di euro o giù di lì – e bisogna aspettare settembre perché le banche sono incazzate nere ed è prevedibile una rapida marcia indietro che vedremo a quali decisioni porterà (alle solite: quella di non decidere perché non ne hanno i mezzi né le capacità); e così Meloni-Evita è dovuta nuovamente ricorrere al mezzo Facebook dove biondo capello alla piastra e camicetta verde rassicurante (e raccapricciante) in perfetto pendant con l’occhio ceruleo sciorina sé stessa dicendosi quanto è stata brava a prendere i soldi dove stavano per rimetterli nella tasche degli Italiani. Quali tasche e quali italiani è l’unica domanda possibile.

Pochi giorni prima della conversione peronista al buonismo – chi lo conosce lo Evita – la presidente del Consiglio che è anche un po’ vostra madre, aveva convocato le opposizioni via nota stampa, gesto non solo irrituale, ma altamente irrispettoso, dicendo loro di essere pronta per incontrarle l’11 agosto per discutere di salario minimo, salvo poi rendere noto che il salario minimo proposto dalle opposizioni che però “potrebbe non essere una soluzione efficace” perché evidentemente gli stipendi da fame sono una soluzione che alimenta il malcontento del popolo che finisce per cedere alle sirene populiste di Meloni-Evita (quella che ha promesso tutto e poi ha fatto tutto il contrario) e che è utile al suo gioco elettorale e ai suoi disegni di ampio respiro (mentre nel frattempo Musumeci e altri alfieri delle destre meloniane riscrivono la storia a modo loro: aspettate settembre e sentirete che botti dalle scuole). L’opposizione, chiamiamola così, la provocano cercando di farle saltare la mosc al naso per farle annullare l’incontro dell’11 agosto: ma mica c’è bisogno di annullarlo. Le basta ribadire il suo “no” e continuare a fingere che del benessere di tutti gli italiani non le importa nulla. Lei parla a chi la vota. E solo a quella parte.

 

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(10 agosto 2023)

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