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Fondazione Torino Musei presenta Antonio Fontanesi, “Transcending Landscape” a cura di Elena Volpato e Alessandro Botta

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L’attività della sesta linea culturale di Fondazione Torino Musei, dedicata alle attività internazionali, si arricchisce di un nuovo capitolo con il grande progetto espositivo dedicato ad Antonio Fontanesi (1818–1882), prodotto dalla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino in occasione delle celebrazioni per il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone. Tra il 2026 e il 2027 l’esposizione toccherà tre importanti sedi museali nelle principali città giapponesi di Kyoto, Tokyo e Nagoya, esito di una cooperazione scientifica e istituzionale di eccellenza tra i due Paesi.

La mostra è realizzata grazie alla collaborazione tra The National Museum of Modern Art, Kyoto, il Mitsubishi Ichigokan Museum, Tokyo e il Nagoya City Art Museum, insieme alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e alla Fondazione Torino Musei con il sostegno  del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso la Direzione Generale per la Crescita e la Promozione delle Esportazioni, e la collaborazione speciale dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo e degli Istituti Italiani di Cultura di Tokyo e Osaka e in partnership con la Camera di commercio di Torino.

Antonio Fontanesi. Transcending Landscape. A European Artist at the Opening of Japan, curata da Elena Volpato e Alessandro Botta, propone una rilettura della figura di Fontanesi come protagonista della pittura di paesaggio europea dell’Ottocento e come artefice di uno dei più significativi momenti di incontro tra la cultura artistica occidentale e il Giappone dell’epoca Meiji. A centocinquant’anni dal soggiorno giapponese di Antonio Fontanesi e a quasi cinquant’anni dalla storica esposizione Fontanesi, Ragusa e l’arte giapponese nel primo periodo Meiji (Tokyo e Kyoto, 1977-1978), il progetto torna a indagare il ruolo svolto dall’artista in Giappone, dove tra il 1876 e il 1878 fu chiamato a insegnare presso la Kōbu Bijutsu Gakkō, contribuendo in modo determinante alla formazione della moderna scuola giapponese di pittura. Attraverso il suo insegnamento, fondato sull’osservazione diretta della natura e sulla pratica del lavoro dal vero, Fontanesi introdusse un nuovo approccio alla rappresentazione del paesaggio destinato a esercitare una profonda influenza sulle generazioni successive di artisti giapponesi.

La mostra riunisce oltre duecento opere, provenienti da collezioni italiane e giapponesi, tra dipinti (con capolavori come La quiete, Novembre, Aprile e Le nubi), disegni e opere grafiche, offrendo la più ampia ricognizione dedicata negli ultimi decenni alla sua attività artistica e alla sua eredità culturale. Il percorso espositivo ripercorre le principali tappe della sua carriera, dagli anni della formazione e del soggiorno svizzero alle esperienze francesi e inglesi, fino al ritorno in Italia e agli ultimi esiti della sua ricerca. Articolata in otto sezioni tematiche, l’esposizione mette in luce l’evoluzione di una visione del paesaggio che supera la dimensione descrittiva per diventare espressione di stati d’animo, percezioni atmosferiche e tensioni interiori. Il rapporto con le esperienze di Constable, Turner, Corot e della scuola di Barbizon, l’attenzione agli effetti mutevoli della luce e alle relazioni tra uomo e natura, così come l’interesse per il lavoro agricolo e per il paesaggio urbano, restituiscono l’immagine di un artista profondamente europeo e al tempo stesso sorprendentemente moderno. Un nucleo centrale della mostra è dedicato al soggiorno giapponese e al dialogo instaurato con i suoi allievi. Accanto alle opere realizzate da Fontanesi durante la permanenza in Giappone saranno presentati dipinti e disegni degli artisti formatisi sotto la sua guida, oltre a opere conservate nei musei giapponesi che testimoniano la fortuna critica e la duratura ricezione della sua poetica nel Paese.

La sezione conclusiva approfondisce infine l’eredità lasciata da Fontanesi tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, evidenziando la sua influenza su artisti quali Daniele Ranzoni, Tranquillo Cremona, Leonardo Bistolfi, Medardo Rosso, Felice Casorati e Carlo Carrà.

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Il ciclo di mostre dedicate a Fontanesi in Giappone rappresenta una delle espressioni più compiute del percorso di internazionalizzazione promosso dalla Fondazione Torino Musei: un disegno culturale che pone al centro la produzione di conoscenza, la promozione del patrimonio, la valorizzazione dell’articolato know-how professionale della Fondazione e la costruzione di relazioni stabili per rafforzare la presenza delle istituzioni museali torinesi nel contesto internazionale e per contribuire attivamente alle politiche di diplomazia culturale promosse dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Un approccio che interpreta l’internazionalizzazione non come semplice circolazione delle opere, ma come occasione per sviluppare progetti condivisi, mettere in dialogo competenze diverse e dare vita a nuove prospettive di studio e di collaborazione tra i musei.

In questo quadro, si inserisce il lavoro della GAM, che conserva la più importante raccolta di opere di Antonio Fontanesi, confluita nelle collezioni del museo nel 1905 grazie al lascito di Giovanni Camerana, amico ed esecutore testamentario dell’artista. A partire da questo patrimonio, il museo ha sviluppato negli anni un approfondimento dedicato alla figura di Fontanesi e ai suoi rapporti con il Giappone, ponendo le basi per un progetto di respiro internazionale. L’esposizione è il risultato di un intenso lavoro condiviso, maturato nell’arco di due anni attraverso il confronto costante tra studiosi, curatori e istituzioni italiane e giapponesi. L’incontro tra prospettive scientifiche differenti ha consentito di ampliare la comprensione della figura di Fontanesi, offrendo una lettura più ricca della sua vicenda artistica, del suo insegnamento e della profonda influenza esercitata sulla pittura moderna giapponese.

Antonio Fontanesi. Transcending Landscape propone dunque un modello di cooperazione internazionale che interpreta il patrimonio come motore di dialogo, capace di generare valore culturale e aprire nuovi orizzonti di collaborazione.

 

 

(18 luglio 2026)

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