PubblicitàLenteContatto.it
Pubblicità
HomeCopertinaAlberto Savinio, il pittore che non volle appartenere a una sola arte

Alberto Savinio, il pittore che non volle appartenere a una sola arte

Pubblicità
SEGUI GAIAITALIA.COM:
Testo:


di Fabio Galli
Fabio Galli

Alberto Savinio sembra sottrarsi sistematicamente a ogni tentativo di catalogazione, non perché la sua opera sia priva di una riconoscibile coerenza interna, ma, al contrario, perché quella coerenza nasce precisamente dall’impossibilità di separare ciò che abitualmente la cultura moderna ha diviso: pittura e letteratura, musica e teatro, memoria e invenzione, mito e quotidiano, ironia e tragedia. È forse per questo che la grande retrospettiva che la Pinacoteca Agnelli di Torino gli dedica nell’autunno del 2026 arriva come qualcosa di più di un appuntamento espositivo: è l’occasione per tornare a interrogare una figura che, a distanza di oltre settant’anni dalla morte, continua a sottrarsi alla tranquillità delle definizioni.

La Pinacoteca Agnelli inaugurerà venerdì 30 ottobre, nel pieno della Torino Art Week, la nuova stagione espositiva con “Alberto Savinio. Souvenir”, a cura di Sarah Cosulich e Pietro Rigolo, realizzata in collaborazione con l’Archivio Alberto Savinio e con il sostegno di un comitato scientifico internazionale. La mostra resterà aperta fino al 4 aprile 2027 e riunirà circa settantacinque opere, fra dipinti e disegni, attraversando la produzione pittorica di Savinio dagli anni Venti fino ai primi anni Cinquanta. È annunciata come la prima grande retrospettiva istituzionale dedicata all’artista e, più in generale, come una delle più importanti riletture recenti della sua opera.

LEGGI ANCHE

Danni all’agricoltura da maltempo nel Novarese, l’assessore Bongioanni incontra in call gli amministratori del territorio

"Le decine di aziende agricole del territorio novarese colpite dalla devastante grandinata di venerdì 7 agosto potranno essere...

Il titolo, “Souvenir”, appare particolarmente appropriato perché in Savinio la memoria non è mai un deposito tranquillo di immagini appartenenti al passato, né una semplice nostalgia per un mondo perduto. È piuttosto una macchina di trasformazione, una facoltà capace di deformare ciò che conserva, di mescolare tempi diversi, di riportare il mito dentro il presente e il presente dentro il mito, fino a rendere impossibile distinguere il ricordo dall’invenzione. La memoria, nella sua opera, non restituisce il mondo così come è stato, ma lo ricrea secondo una logica che appartiene al sogno, all’associazione, all’ironia e all’enigma.

È questa forse una delle ragioni per cui Savinio rimane un artista tanto difficile da addomesticare. Nato ad Atene nel 1891 come Andrea De Chirico, fratello minore di Giorgio de Chirico, Savinio costruì infatti la propria identità artistica attraverso una molteplicità di linguaggi che rende riduttivo considerarlo esclusivamente un pittore. Prima della pittura ci sono la musica e la letteratura; poi arrivano il teatro, la critica, il giornalismo, la riflessione estetica e, naturalmente, una pittura che sembra portare dentro di sé tutte queste esperienze precedenti. Treccani lo definisce, non casualmente, scrittore, pittore e musicista, ricordandone inoltre l’attività teatrale, saggistica e giornalistica.

Savinio è dunque uno di quegli intellettuali novecenteschi nei quali l’idea stessa di specializzazione appare insufficiente. La sua opera non procede per compartimenti stagni, come se il musicista potesse essere separato dallo scrittore e lo scrittore dal pittore; procede invece per contaminazioni, slittamenti, corrispondenze, come se ogni forma espressiva fosse una diversa superficie attraverso la quale guardare lo stesso mistero.

“Souvenir” potrebbe diventare una mostra particolarmente importante: non tanto perché permetterà di vedere un numero considerevole di opere di Savinio riunite in un unico percorso, quanto perché offre l’opportunità di sottrarre definitivamente l’artista alla posizione subordinata che talvolta gli è stata assegnata rispetto a Giorgio de Chirico. Il fratello maggiore è diventato una delle figure canoniche dell’arte del Novecento; Savinio, pur essendo imprescindibile per comprendere la stessa costellazione culturale, è rimasto più difficile da collocare, proprio perché il suo lavoro sembra continuamente eccedere i confini della storia dell’arte.

La grande retrospettiva torinese potrebbe allora avere il merito di restituirci non semplicemente un Savinio pittore, ma Savinio nella sua interezza: quell’intellettuale europeo che fece della contaminazione una forma di conoscenza e dell’ironia uno strumento per attraversare il mistero delle cose. Un artista che non ha mai creduto davvero alla separazione fra le arti perché, per lui, il mondo stesso era già un’immensa opera di montaggio, un teatro nel quale gli uomini potevano trasformarsi in animali, gli oggetti in personaggi, i ricordi in miti e i miti, improvvisamente, tornare a parlare con la voce inquietante del presente.

Dal 30 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, “Alberto Savinio. Souvenir” sarà dunque una mostra da attendere non soltanto per la rilevanza delle opere riunite, ma per la possibilità di tornare a confrontarsi con una delle figure più eccentriche, colte e difficilmente classificabili della cultura italiana del Novecento. A Torino, Savinio torna così a occupare lo spazio che gli appartiene: non quello marginale del fratello di un artista più celebre, né quello rassicurante di una voce “da riscoprire”, ma quello, molto più interessante, di un autore che aveva già capito che la modernità non sarebbe stata una linea retta, bensì un labirinto di memorie, metamorfosi, citazioni e fantasmi.

 

 

(11 agosto 2026)

©gaiaitalia.com 2026 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 

 

 

 

 




Torino
nubi sparse
20.8 ° C
22.7 °
19.3 °
65%
0.4m/s
51%
Mar
31 °
Mer
30 °
Gio
31 °
Ven
30 °
Sab
30 °
PubblicitàAttiva DAZN

LEGGI ANCHE