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“Sto telefonando, spegni quella musica, negra”. E’ accaduto a Torino, all’aperto

di G.G. #Torino twitter@gaiaitaliacomlo #migranti

 

“Questa è l’Italia! Sono italiano e non posso parlare con mia moglie al telefono perché una negra fa casino a un metro! Ti rendi conto?”. È una delle frasi che sarebbero volate ieri pomeriggio in via Lagrange nei confronti di una venditrice ambulante della Costa d’Avorio, colpevole di avere la musica troppo alta nel cuore dello shopping natalizio, e che è stata difesa dai passanti. Lo scrive il quotidiano Repubblica nella cronaca cittadina.

L’episodio è stato riferito da un testimone della vicenda che ha poi reso noto l’accaduto attraverso un social. E che riprendiamo così come Repubblica lo ha pubblicato.

 

Non ho neanche la tentazione di passare e andarmene; mi fermo, mi avvicino alla signora mettendomi fra lei e l’agitatore e dò le spalle a lui, ignorandolo. Non ho un piano preciso (…) Più di tutto, però, temo che lei si ritrovi da sola, nell’indifferenza generale, e non ho alcuna intenzione di far sì che questo capiti. Non so neanche bene cosa dirle, così le dico semplicemente che mi dispiace, ed è vero”.

 

Repubblica scrive che tanti cominciano ad avvicinarsi alla donna per proteggerla.

 

La donna aggredita adesso si ritrova vicino al muro, protetta da un semicerchio di umanità eterogenea che forma la linea di difesa più improbabile della storia, e però hai l’impressione che adesso sia incredibilmente solida. E mi accorgo di un’altra cosa: nessuno presta orecchio ai proclami dell’agitato, in cui l’aggettivo “italiano” ricorre spessissimo, nessuno gli dà ragione” (…) “scaglia a terra i cd che vendeva” (…) “Siamo tutti in silenzio e con la testa china mentre, un po’ in francese e un po’ in italiano, lei inizia sfogarsi, urla che non voleva nascere negra, dà voce ad una storia terribile in cui parla della sua solitudine, della Costa d’Avorio, di colonialisti , del soldato francese che le è entrato in casa e ha ucciso tutta la sua famiglia. Non c’è niente da dire, per noi più che frasi sono lapidi”…

 





 

(16 dicembre 2018)

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