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Chi nasce e lavora in Italia dovrebbe minimo avere gli stessi diritti del campione di calcio, no?

di Giovanna Di Rosa #Lopinione twitter@torinonewsgaia #Razzismo

 

Non mi interessa nulla di Suarez in quanto Suarez e ancor meno mi interessa la Juventus in quanto Juventus, principalmente per tutto ciò che il calcio rappresenta e veicola in questo paese. Onnipotenza, in primis e subito dopo, odio e razzismo. Mi auguro quindi che il pessimo esempio, ancor meno mi interessa la rilevanza penale della faccenda, che l’esame di italiano di un Suarez qualsiasi che l’Italiano non lo parla rappresenta, porti il calcio ed il suo brutto mondo verso il baratro che merita.

La domanda non può però essere ignorata: chi nasce e lavora in Italia dovrebbe minimo avere gli stessi diritti del campione di calcio, no? Se la risposta è “No” mi spieghino il perché. Non sarà mai detto con troppa enfasi che l’ostacolo maggiore alla piena integrazione dei migranti, ad un arrivo e soggiorno dei migranti in Italia nel rispetto delle regole e delle leggi, è rappresentato proprio dalle Leggi che di fatto rendono difficilissimo entrare nel paese. Così che si sceglie un’altra via.

Dunque che esempio – no, esempio è la parola sbagliata – che giustificazione pensano di dare la politica, lo sport, i grandi pensatori e i grandi razzisti a questa scorciatoia che puzza di schifo lontano un chilometro e che servirebbe (sarebbe servita) ad un potente e a un privilegiato per fare ciò che le persone normali e i poveracci che bussano alle nostre porte nemmeno osano sperare?

E’ la solita italietta potente a casa propria e lillipuziana all’estero, specchio della squadra più blasonata in patria e quasi inesistente all’estero o è il solito italianismo della via più breve, della raccomandazione del potente a portarci sulle ali della nostra pochezza a portarci là dove i potenti possono e i famosi anche?

Suarez alla fine in Italia non c’è venuto, e l’Italia va avanti lo stesso. Ci si chiede come mai quindi, dato che è stato reso noto che le vie brevi esistono, non si possa cominciare a sburocratizzare gli ingressi, a concedere ciò che è giusto a chi è qui da sempre pur avendo origini straniere e a non costringere chi rimane senza lavoro per qualche tempo, dopo avere passato una vita qui, a doversene andare.

 

(23 settembre 2020)

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