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Il PD Piemonte. Il problema dell’acqua rimarrà: c’è bisogno di tecnologie più evolute e meno invasive

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di Redazione Torino

Si parla di realizzare nuove dighe praticamente come unica soluzione per soddisfare l’esigenza di acqua. Si registrano oggi mille muove domande di invasi. Ma in Piemonte vi sono già 820 invasi artificiali, in larga parte per funzioni idroelettriche, oltre che una trentina di dighe gestite dal ministero. In queste condizioni non si può certo essere contrari a avanzare col piano invasi, soprattutto se pensiamo che molte opere sono già state iniziate e non concluse. Penso tuttavia che ci vogliano alcune condizioni chiare che accompagnino la prosecuzione e l’attuazione del piano invasi.

1) prediligere impianti compatibili con il deflusso minimo vitale dei fiumi per preservarne l’ecosistema.

2) impedire la realizzazione di invasi a soggetti e enti che siano coinvolti nella gestione di acquedotti e reti che disperdono acqua al di sopra della media regionale. Non tutti i gestori hanno infatti lo stesso livello di performance. 

3) favorire, anche attraverso appositi interventi sugli edifici pubblici, la diffusione di sistemi per la raccolta dell’acqua piovana. Obiettivo: ogni scuola e ogni giardino annaffino il proprio giardino attraverso questi sistemi. 

4) favorire meccanismi più evoluti di conservazione e l’uso dell’acqua nell’agricoltura: al posto di irrigazione a getto, valutare l’irrigazione a goccia, indirizzando i progetti PNRR verso una forma di “piano Agricoltura 4.0” per portare a un efficientamento diffuso e omogeneo.

Una discussione a parte meriterebbe poi la diffusione del metodo della desalinizzazione, che non riguarda direttamente la Regione Piemonte ma il paese interno. Mentre in Italia ancora viviamo di pregiudizi nei confronti di questo metodo (costa troppo, inquina), in Spagna ci sono centinaia di desalinizzatori che procurano acqua potabile per milioni di persone. Alimentati con energia solare, anche questi impianti risulterebbero assai meno inquinanti di quanto non si pensava. Il

Dissalatore che dalla Spagna giunge alle foci del Po il mese scorso per ridurre l’impatto distruttivo del reflusso di acqua salata nel bacino del fiume apre forse la strada per una più seria considerazione, anche in Italia, di tecnologie più evolute e tutto sommato anche meno invasive del raddoppiamento delle dighe presenti sulle nostre montagne?

 

(21 luglio 2022)

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