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Mario Draghi: “Cambiamenti radicali per l’Europa”

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di G.G.

L’ammonimento, che suona come un programma politico vero e proprio per la prossima legislatura 2024-2029, viene da un nome pesante: quello di Mario Draghi, già presidente del Consiglio, già governatore della BCE e ora fustigatore via programma rivoluzionario dell’UE immobile, senza difesa in caso di attacco, che deve cambiare pelle se vuole compete nel mondo “di oggi e di domani”. Così, nella veste di supertecnico autorizzato, Mario Draghi ha scosso Bruxelles con un discorso di ampio respiro, autorevole e pragmatico come è nello stile dell’uomo.

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Draghi ha sottolineato la necessità di fondamentali cambiamenti nel report sulla competitività che gli è stato richiesto da Ursula von der Leyen che potrebbe essere la prima ad essere affondata dallo scossone di Draghi. Mutare paradigma e preparare l’economia dell’Unione a un “cambiamento radicale” è il succo del discorso. L’UE è lenta, farraginosa, non ha difese militari, e gli stati uniti d’Europa sono una necessità “se non con tutti con chi ci sta”, sottolineando il suo possibile ruolo di guida della Commissione Europea che da Parigi a Varsavia passando per Roma (con la silente Meloni che sta a guardare, ma non vuol dire che non partecipi) sembra interessare sempre più big della politica europea. A supporto della candidatura di Draghi è attiva una raccolta firme già da qualche tempo, raccolta firme lanciata da “Adesso”, progetto di mediactivism fondato dall’editore della casa editrice Bookabook Tomaso Greco, già sottoscritta dal giuslavorista Pietro Ichino, dal socialista Claudio Martelli, la regista Andrée Ruth Shammà, dal professore di Diritto del lavoro della Bocconi Maurizio del Conte, dal presidente della Fondazione Anna Kuliscioff Walter Galbusera, dall’ex presidente della Corte d’appello di Milano Marina Tavassi solo per citarne alcuni.

Anche se quello di Draghi è stato un intervento ufficialmente richiesto dalla presidenza della Commissione Europea, i toni e la profondità dell’analisi fanno pensare a un disegno ben più ampio legato alla reale possibilità che Draghi ricopra un ruolo importante all’interno della prossima legislatura a conferma che per Ursula von der Leyen la rielezione si fa sempre più difficile. Naturalmente prima bisogna aspettare i risultati delle Europee di giugno.

 

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(17 aprile 2024)

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