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La “saga Emiliano” continua….

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di Matteo Marra

Capitolo 4 – I Pisicchio arrestati

È il 10 aprile, in Puglia sono arrestati l’ex assessore Alfonso Pisicchio e suo fratello, Enzo Pisicchio. La lista dei reati loro imputati “fa tremare i polsi”, dirà successivamente Giuseppe Conte. Contestati, infatti, i reati di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità materiale e turbata libertà degli incanti. I fratelli Pisicchio sono, ora, agli arresti domiciliari. Altre cinque persone sono state, contestualmente, fermate: una di queste si trova in carcere, quattro agli arresti domiciliari, due sono destinatarie del divieto di esercitare le attività professionali per dodici mesi.

La Procura di Bari indaga su possibili appalti truccati. La persona in carcere, di cui sopra, è Cosimo Napoletano, un cinquantottenne di Monopoli. Agli arresti domiciliari, oltre i fratelli Pisicchio, si trovano Francesco Catanese, 59 anni di Bari, e Giovanni Riefoli, originario di Barletta, ma residente a Bari, di 58 anni. L’interdizione dalla attività professionale per un anno riguarda, invece, Vincenzo Iannuzzi e Grazia Palmitessa. Nell’ordinanza firmata dal GIP del Tribunale di Bari, Ilaria Casu, si legge che, per i fratelli Pisicchio, “l’unica misura proporzionale alla gravità degli addebiti adeguata ad evitare il pericolo di reiterazione del reato è quella degli arresti domiciliari”. Le accuse verso Alfonso Pisicchio, riguardano il periodo in cui era assessore nella Giunta Emiliano, quando avrebbe utilizzato “la sua influenza politica e le sue relazioni, tramite suo fratello Enzo, per una gestione clientelare del suo ruolo, con favoritismi per ottenere ritorni in termini di consenso elettorale, mediante assunzioni nelle imprese favorite o avvantaggiate di persone che assicurano il voto e che avevano militato anche nel suo partito”.

Il fratello, Enzo Pisicchio, avrebbe agito “quale esecutore delle direttive” del fratello “e quale schermo per impedire di risalire al ruolo ed al contributo di Alfonsino”. Pertanto, Enzo Pisicchio, avrebbe avuto “un ruolo chiave nella commistione dei reati che gli vengono ascritti”, in quanto “intermediario e faccendiere nei rapporti, a vari livelli, tra funzionari della pubblica amministrazione, comunale e regionale, e imprenditori non solo a livello locale, ma anche nazionale”.

Inoltre, il GIP fa notare “la gravità delle sue condotte, la spregiudicatezza mostrata nella commissione dei reati finalizzata a soddisfare un incontenibile appetito di utilità”. Si specifica che cosa si intende per “utilità”, vale a dire “pc, telefonini, mobilio per la casa, la finta assunzione di sua figlia, pagamento per mano di Riefoli della festa di laurea di sua figlia, ingenti somme di denaro contante”. Si conclude: “Le vicende esaminate hanno mostrato l’ampia capacità dei due indagati di sfruttare le relazioni costruite nel tanto tempo in ambito regionale e comunale per pilotare l’azione amministrativa e trarne vantaggio personale”.

In relazione al caso Pisicchio, Emiliano interviene: “Devo dire che sono stato a bocca aperta anche io. Quando avevamo nominato il professor Pisicchio, persona specchiata ed al di sopra di ogni sospetto, almeno fino a qualche ora fa, mi aveva assicurato che la vicenda giudiziaria che lo riguardava era stata archiviata ed era stato nominato. Nel momento in cui sono tornato a chiedergli conto, possibilmente in maniera documentale, di questa circostanza e non ho avuto il riscontro, sostanzialmente, si sono incrociati il procedimento di sostituzione con le sue dimissioni”.

Il Governatore prosegue: “io alla Regione ho 257 dirigenti, centinaia di dipendenti, decide di assessori, sindaci. I controlli di legalità non sono facili. Serve un potenziamento degli strumenti che un’amministrazione ed una forza politica devono avere per il reclutamento”. E conclude: “Continua a combattere ed a non mollare mai. Ho vissuto una vita intera per la Puglia: qui 20 anni fa, si parlava di scippolandia”, caro Emiliano, se ne parla ancora. Prosegue: “Il lavoro che abbiamo fatto sull’immagine complessiva è straordinario e non consento a nessuno di ribaltare questi fatti. Anzi, ci tengo a ringraziare la magistratura perché senza di loro molte cose che stiamo scoprendo non sarebbero state così chiare e nitide”.


Capitolo 5 – Il Movimento 5 Stelle abbandona Emiliano

È l’11 aprile, Giuseppe Conte a Bari dichiara: “Stiamo leggendo pagine di politica che sono anche di cronaca giudiziaria che fanno tremare i polsi. Non combattiamo solo Meloni e soci, non facciamo sconti neanche a chi è del nostro campo. Vogliamo dare una fortissima scossa, è il momento di fare pulizia e tabula rasa. Dobbiamo estirpare la cattiva politica. Rinunciamo al nostro ruolo di governo in Regione Puglia, lasciamo i nostri posti in giunta, rimettiamo tutte le deleghe”. Nella Giunta Emiliano, il M5S aveva l’assessore al Welfare, Rosa Barone, e un consigliere con delega alla cultura, Grazia di Bari. Inoltre, il Movimento ha anche un vicepresidente del Consiglio regionale, Cristian Casili. Conte ha, poi, terminato: “Ci poniamo fuori dal perimetro di maggioranza, ma lavoriamo sul protocollo ed il patto di legalità”

Interviene Emiliano, che commenta l’uscita del Movimento 5 Stelle dalla sua Giunta: “Ritengo che, una volta che avremo realizzato quello che ci chiedono, questa parentesi si chiuderà velocemente, anche prima delle europee”. Al Fatto Quotidiano, il Governatore dichiara: “non era indispensabile uscire. E, infatti comprendo l’amarezza e l’irritazione delle altre forze politiche che mi stanno sostenendo anche in questo momento. Detto questo, con Conte, Schlein e Fratoianni siamo concordi nel non voler più tollerare alcun tipo di attività che non sia perfettamente conforme ai principî di imparzialità e legalità”, ma che cosa vorrebbe dire “siamo concordi nel non voler più tollerare”? Che fino ad ora hanno tollerato tali comportamenti? Parole indegne di un Governatore che farebbe bene a sé stesso, alla Puglia ed al Partito Democratico che presentasse le proprie dimissioni il prima possibile.

Il Governatore ritiene che sia “necessario che la Regione si doti di strumenti attivi di pre-investigazione, visto che il sistema anticorruzione previsto dalle leggi nazionali si è dimostrato insufficiente”, se abbiamo capito bene che cosa vuol dire Emiliano, le sue parole significano che vorrebbe che le Regioni avessero competenze in materia di giustizia: una cosa, quindi, che va oltre l’autonomia differenziata. Soltanto negli Stati federali, come per esempio gli Stati uniti, le “regioni” (o comunque i singoli “Stati” che compongono la federazione) hanno competenze in materia di giustizia. Il Governatore continua: “Faremo ciò che ci chiedono prima delle europee perché non vorrei che questo diventasse terreno di scontro, e, quindi, di ulteriore spaccatura, delle forze politiche che, invece, proprio qui in Puglia hanno dimostrato che si può governare bene insieme”. Ma che cosa esattamente questi del M5S hanno chiesto ad Emiliano? Non è dato a sapersi. Non è accessibile a noi comuni mortali. Dopotutto, noi gente non tesserata al PD siamo tutti fascisti che dovrebbero pendere a testa in giù a piazzale Loreto.

Si chiede, poi, ad Emiliano se abbia sentito la segretaria Schlein: “Sì, ed è molto dispiaciuta: teme che i 5S abbiano preso questa decisione per porsi di nuovo in competizione col PD”. Non saprei come misurare il livello di megalomania raggiunto da questa gente. Per loro è impensabile che un partito interrompa alcune collaborazioni con loro perché sono indagati. Ma, dopotutto, nel loro profondo, credono che sia tutto un complotto da parte di questo governo “neonazista” per citare Canfora (vedere capitolo 1).


Capitolo 6: Emiliano contro Schlein

È l’11 aprile, il portavoce di Elly Schlein dichiara che la segretaria è “fortemente irritata”, chissà che vorrà mai dire… Intanto, il PD della Puglia si organizza dopo la serie di inchieste e di arresti. Domenico De Santis, segretario del PD Puglia, promette che convocherà “tutti gli organismi: segreteria regionale, gruppo consiliare, direzione regionale. Abbiamo chiesto anche al presidente Emiliano di convocare una riunione di maggioranza per avviare una verifica di governo e valutare il rilancio dell’azione amministrativa, per un nuovo patto di fine legislatura”, parole vuote e prive di significato sostanziale. Emiliano ripete che l’amministrazione regionale “è schierata dal primo giorno contro ogni forma di malaffare, contro le mafie, sempre pronta a denunciare irregolarità, a trasmettere in Procura ogni notizia di situazione opaca”, ma caro Emiliano, hai detto di essere stato a casa della sorella di un boss quando il povero Decaro è stato minacciato, dove sono le denunce in Procura di quella “situazione opaca”?

È il 12 aprile, Elly Schlein fa delle richieste ad Emiliano: “Ho chiesto al presidente Emiliano di dare seguito a quello che ho detto venerdì scorso a Bari: tenere lontani trasformisti, transfughi del centrodestra e persone sul cui rigore morale vi sia la minima ombra”. La domanda sorge spontanea, cara Elly: perché Emiliano non si è ancora dimesso? Se cercate gente “sul cui rigore morale non vi sia la minima ombra”, perché Emiliano è ancora Governatore della Puglia?

Schlein continua: “nel PD che stiamo ricostruendo gli interessi sbagliati e le modalità opache devono trovare porte chiuse e sigillate. Mi aspetto che proceda dunque ad un netto cambio di fase che non può tradursi in una mera situazione di chi è uscito, ma solo in un concreto rinnovamento degli assetti di governo regionale che sancisca un nuovo inizio, su basi diverse. Su questa linea, confido che il Presidente Emiliano operi in tempi brevi e con risultati tangibili”.

Dopo una mezz’ora, Emiliano risponde: “In questi giorni ho approfondito con la segretaria Schlein i termini della situazione che si è determinata a seguito di iniziative giudiziarie che, pur non avendo riferimento ad alcuna attività della Giunta regionale, non possono lasciarci indifferenti e meno che mai inermi. Darò quindi seguito alle indicazioni della segretaria con la quale condividiamo la necessità di voler dare il segno a un netto cambio di fase che dia il senso di una storia dedicata al presidio di legalità ed alla lotta ad ogni forma di criminalità, anche attraverso l’attività politica quotidiana”.

 

 

(18 aprile 2024)

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