di Alfredo Falletti
Porsi un quesito e trovarsi una porta innanzi; affrontarlo significa aprire quella porta su una delle cose più affascinanti: l’ignoto.
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Il risultato è il viaggio verso sempre nuove consapevolezze che terrorizzano i più, che nel divenire vedono il sovvertimento del loro miserabile lasciarsi vivere mentre coloro che dell’ignoto ne percepiscono il fascino e lo leggono come un’opportunità, fanno il loro passo in avanti, magari tremanti, ma comunque rifiutando la prematura morte dell’essere rappresentata dall’immoto, dall’immobilismo.
Dal nulla.
Ed è sull’ara del nulla che eccelse menti ed anime immense sono state immolate nel nome dell’immoto così caro a chi in questo veda la garanzia della continuità del suo miserabile ego o dell’arroganza e pervicace continuità dell’abuso del proprio potere, per quanto minuscolo o immenso possa essere. L’immoto, ecco il vero contrario all’eresia, per le menti ottuse ed il sinonimo del vitale “panta rei” per chi non assimila al vivere l’esistere, per chi non si limita, nel viaggio su questa terra, a spostar l’aria che abbia intorno coinvolgendo invece nella sua vita, nel suo viaggio, altre vite o addirittura mutando banali esistenze in vite pulsanti come la propria.
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E queste sono, o sarebbero, le menti eccelse.
(12 aprile 2025)
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