di Paolo M.Minciotti

Venti Anni di Lotte era il claim, e decine di migliaia di persone in più rispetto allo scorso anno quando erano scese in piazza 150mila persone. Duecentomila quest’anno, qualcuno ha detto 150mila, altri hanno detto 160mila. La solita battaglia di numeri fa la solita figura: del menga. Il Torino Pride ha festeggiato il suo ventennale con la manifestazione partita alle 15.30 dal Parco del Valentino.
Il Torino Pride ha invaso le strade della città con un’ondata straordinaria di energia lungo il percorso di circa quattro chilometri, da corso Principe Eugenio fino a piazza Vittorio Veneto. Quindici i carri presenti, musica e allegria, e la solita inarrestabile ondata di buonumore lungo i viali sabaudi lambite da bandiere arcobaleno lunghe decine di metri. La politica locale non ha perso questa straordinaria giornata di visibilità, in tempi di vacche magre, con oltre 50 sindaci e amministratori della provincia che indossavano la fascia tricolore d’ordinanza, mentre i residenti (più sinceramente) calavano rinfreschi dai balconi.
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Il Torino Pride si è confermato una potente miscela di rivendicazione politica e orgoglio comunitario, di umanità e rabbia, di calore e colore: i numeri imponenti dell’affluenza si sono fusi con la determinazione di una piazza che ha scelto di combattere le discriminazioni con la visibilità, l’ironia e la gioia condivisa. E la politica cialtronesca che colonizza l’Italia con toni guerreschi da questa gente che sfila sfidando dolori e pregiudizi ballando col sorriso sulle labbra avrebbe tanto da imparare. Se solo lo volesse.
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(6 giugno 2026)
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