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Anche il Salone dell’Auto lascia Torino: Appendino alla canna del gas

di Giancarlo Grassi #Torino twitter@torinonewsgaia #Appendino

 

Anche il Salone dell’Auto di Torino ha deciso di lasciare la città e Chiara Appendino medita seriamente il suicidio politico. Dimettersi. Certo sarebbe una gran liberazione. Anche per lei. Lei, Quella Brava, che ha governato fantasticamente fin quando son durate le delibere della giunta precedente, quella di Piero Fassino che aveva messo le cose a posto come fanno quelli che il loro mestiere lo sanno fare.

Poi lei, da sola, è caduta, ha battuto la testa ed è sprofondata nell’oblio: il bello è che non se n’è neanche accorta. Non che si pretendesse. Figurarsi. Luigi Di Maio, prontamente corso in soccorso della Sindaca Inutile, dà la colpa ai consiglieri del M5S, anche se arriva nemmeno troppo velatamente a suggerire le dimissioni di Appendino dando la colpa ai gionali ed aggiungendo sibillino: “Qualsiasi decisione prenderà io starò sempre dalla sua parte”. Viscidume a 5 Stelle. La grande fabbrica degli orrori. Ciò che toccano devastano. Ciò che dicono è una bugia. Luigi Di Maio ha persino il coraggio di parlare ancora una volta del famoso buco di Fassino. Che non c’è mai stato… Specializzati in panzane. Altro che governo del cambiamento.

La pietra tombale su Appendino e sulla sua giunta dei no e delle occasioni mancate la mette Federimprese con un comunicato durissimo del suo presidente Francesco D’Alessandro che accusa: “Così si affonda la città. Serve classe dirigente che guardi al futuro”.

Il presidente di Feditalimprese Piemonte Francesco D’Alessandro continua poi senza mezzi terminia l’addio del Salone dell’Auto a Torino.

La decisione del Salone dell’Auto di lasciare Torino per la Lombardia è l’ennesimo affondo ad una città che tra altro viveva di cultura imprenditoriale e aveva fatto dell’auto il suo simbolo nel mondo. Qui non parliamo solo della manifestazione e del suo indotto che di per se è già un danno rilevante ma parliamo di Brand della città, di accoglienza degli investimenti dall’estero, di sviluppo del turismo, di infrastrutture, di ricchezza ed orgoglio più in generale. Questo abbandono del Salone dell’Auto è solo l’ultimo di una lunga serie di abbandoni frutto di una classe dirigente che non guarda al futuro ponendosi degli obiettivi di lungo termine da perseguire con piani concreti di azione numericamente misurabili step by step. Quello che fa male ad una classe imprenditoriale e di investitori anche esteri, è l’incertezza nella quale ormai siamo da troppi anni. Cade o non cade il governo, aumenta o non aumenta l’Iva, costruiamo o non ricostruiamo il ponte, ci sarà procedura di infrazione o non ci sarà, siamo a favore o contro una manifestazione, la TAV si fa o non si fa… viviamo in un Paese dove le uniche due cose certe sono i selfie e le cartelle esattoriali… E anche lì non riusciamo a definire una politica corretta ed unica soprattutto se si fa o non si fa il condono e c’è gente che aspetta da oltre un anno un mini condono che sta arrivando a spizzichi e bocconi di volta in volta ampliando le date di notifica delle cartelle. Di certo non possiamo dire no a tutto e comunque abbiamo bisogno di una classe dirigente che sappia mediare e giungere a compromessi. Questa è l’indecisione nella quale vivono tutti giorni gli imprenditori piccoli locali e nazionali in questa eterna impossibile situazione che non fa aprire i cordoni della borsa per nuovi investimenti e determina un avvilupparsi dell’economia su se stessa”.

In poche e chiarissime righe ecco riassunte tutte le promesse, le bugie e le immobilità di una classe dirigente cialtronesca, medievale ed autoreferenziale, incapace anche di far di conto.

 

 

 

(12 luglio 2019)

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