“La politica smetta di ignorare gli appelli dei giovani, la questione climatica è una emergenza reale”, parola di partito politico

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di Redazione Politica

Si chiude a Torino il 2° meeting europeo organizzato dal movimento interazionale Fridays For Future. Cinque giorni di dibattiti, workshop, conferenze, attraverso cui i giovani attivisti si sono confrontati su rivendicazioni ed azioni alla ricerca di nuove idee per combattere la crisi climatica, ed è accorato l’appello del P.S.D.I. che chiede alla politica (?) di non ignorare i giovani.

“Un’occasione più unica che rara per una generazione spesso accusata di vivere con distacco la società – dice Mario Calì, Presidente Nazionale del P.S.D.I., in una nota stampa inviata in redazione – colpevolizzata per un presunto disimpegno politico che, numeri alla mano, evidenzia semplicemente una narrazione colma di inesattezze ed infondati luoghi comuni. La rotta per l’eco-socialismo democratico passa da loro”.

Dal 25 al 29 luglio oltre 500 attivisti provenienti da 55 paesi hanno infatti sfidato l’afa per ritrovarsi negli spazi del Climate Social Camp, un campeggio presso il Parco della Colletta, per affrontare temi come la giustizia climatica, le pratiche di decolonizzazione, la cooperazione internazionale e l’autodeterminazione dei popoli, stringendo legami internazionali volti ad elaborare nuove strategie di mobilitazione e creare tra gli adulti maggiore consapevolezza sull’urgenza di affrontare il problema del riscaldamento globale. In tutto questo fermento, dopo l’attenzione mediatica mondiale focalizzata su Greta Thunberg e le folle oceaniche di attivisti climatici possibili nel periodo antecedente la pandemia, la politica risulta essere la grande assente. Persino il “Green New Deal” sbandierato a fini propagandistici dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, è scomparso dai radar. Nelle agende dei “grandi” il tema ambientale e la transizione ecologica hanno rapidamente lasciato il passo all’emergenza pandemica ed alla dipendenza energetica dalla Federazione Russa. Inoltre, tradendo le aspettative delle nuove e delle future generazioni, all’interno della tassonomia verde dell’Unione Europea hanno trovato spazio gas fossile e nucleare da fissione, adesso riconosciuti come fonti di energia sostenibile “importanti per la transizione energetica”.

“Si tratta di un chiaro invito per il resto del mondo a ridurre le proprie ambizioni climatiche – conclude Mario Calì – che consegna agli investitori un segnale disastroso circa l’affidabilità dell’Unione Europea nel settore energetico e non solo. L’Europa potrebbe raggiungere la neutralità climatica entro il 2035 puntando a quadruplicare le rinnovabili ed ammodernando l’infrastruttura elettrica indispensabile per il salto tecnologico offerto dalla produzione energetica diffusa. Ai leader ricordiamo che le “photo opportunity” delle Conferenze per il Clima devono essere accompagnate da politiche coerenti e coraggiose. Ascoltiamo i giovani”.

Solo una domanda, fuor di polemica e a fini informativi, ma il P.S.D.I. fa parte della politica o no? E se ne fa parte come può rivolgersi alla politica come se fosse qualcosa d’altro rispetto all’impegno politico del P.S.D.I.?

La risposta, giunta in seconda battuta è la seguente:

“Pur essendo il PSDI un attore politico storicamente attivo nel panorama italiano, è piena la consapevolezza che la programmazione di interventi volti alla transizione ecologica, dell’economia, della produzione e degli stili di vita, non può che avvenire attraverso la condivisione di idee ed interventi con gli altri maggiori partiti politici, Italiani ed europei, vicini per affinità e sensibilità ai socialisti democratici”.

 

 

(3 agosto 2022)

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