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Tutti possediamo un pezzo di Congo e lo ignoriamo

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di Ivan Remonato

L’immagine dei calciatori congolesi che, prima del fischio d’inizio di una partita importante della Coppa d’Africa, si sono tappati la bocca con un mano, mimando con l’altra mano di avere una pistola alla tempia, impone una riflessione doverosa.

Tutti noi possediamo (usiamo e ignoriamo) almeno un pezzettino di Congo, nello smartphone, nel computer, nell’auto e probabilmente persino tra i gioielli a noi più cari. E’ una delle nazioni più ricche di risorse nel mondo e la sua popolazione è tra le più povere e disperate, a causa di conflitti costanti di una violenza e di una crudeltà ineguagliabili. Perché? Abbiamo delle responsabilità? Cosa possiamo fare?

Sono così poveri e disperati perché le loro indispensabili materie prime vengono svendute, alimentando i profitti di note multinazionali i cui brand sono intorno a tutti noi, con processi di estrazione, ormai vietati nella nostra “civiltà occidentale”, che comportano lo sfruttamento disumano della popolazione congolese. Con un commercio equo e solidale, rispettoso dei diritti dei lavoratori, il Congo sarebbe una nazione con un sereno presente e un prospero futuro, probabilmente qualche multinazionale nota avrebbe meno utili e la nostra “coscienza occidentale” potrebbe essere meno ipocrita.

Cosa possiamo fare nel nostro piccolo? Cominciamo a non girarci dall’altra parte, a documentarci, a premiare le poche scelte etiche di qualche produttore nei nostri acquisti, a sostenere e a divulgare, per come e quanto possiamo, le iniziative volte a portare pace e dignità nei luoghi dove regna guerra e disperazione. Per sano egoismo, per sentirci meglio con la nostra coscienza, perché ignorare è una colpa, credo.

 

(16 febbraio 2024)

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