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Fenomenologia della “nuova sinistra”

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di Matteo Marra

L’occupazione di Palazzo Nuovo, sede di varie facoltà dell’università di Torino, è (finalmente) finita mercoledì 19 giugno 2024. “Finalmente” è quello che pensa la gente che si è vista costretta a tornare a fare lezione in DAD, perché le aule, che gli studenti pagano profumatamente, erano sottomesse al più vergognoso regime di illegalità, nel più perfetto disprezzo verso il prossimo. D’altronde non dovrebbe stupire, dato che gli occupanti, che fanno parte di organizzazioni politiche, che si candidano anche spesso alle elezioni, dimostrano lo stesso disprezzo verso le basilari regole della democrazia e, quindi, del vivere civile.

Questa gentaglia ci dice che dobbiamo essere tolleranti verso coloro che non sono tolleranti con noi e disprezzano i valori su cui abbiamo costruito questa civiltà occidentale, che invidiano quanto disprezzano. La stessa gentaglia lamenta la mancanza di comunicazione con gli altri; è sempre bravissima a passare come la vittima della situazione; ma, poi, sui gruppi universitarî, quelli che non vede nessuno, scrivono cose del tipo “io con te non parlo”, quando non ci si dichiara comunista. Per non parlare degli insulti o delle minacce di ricorrere alla violenza fisica, quando non addirittura di morte, spesso anche verso rappresentanti eletti, come nel caso di Silvia Sardone. Ma anche questo non dovrebbe stupire, dopotutto, sta gente, difende dichiaratamente chi il 7 ottobre dell’anno passato ha sgozzato bambini neonati in Israele.

Qui tutti sosteniamo il diritto degli arabi di Palestina ad avere un proprio Stato, ma condanniamo fermamente chi si abbandona a violenze sulla popolazione civile. Il fatto è che, chi occupa le università non vuole che esista uno Stato ebraico e questo antisemitismo, perché di questo si tratta, la gente perbene, non lo può accettare: ebbene sì, anche perché sulle nostre spalle pesano le infamanti leggi razziali che il regime fascista ha iniziato ad emanare dal 1938.

Trovo vergognoso che in Italia, in Europa e, in generale, nel mondo occidentale, ci sia una ripresa così virulenta dell’intolleranza generale verso chiunque non sia allineato ad un pensiero comune, che si rivela sempre più avversario di ogni forma di libertà personale. Una nuova forma di comunismo, che usa parole carine come “inclusione”, “tolleranza”, “democrazia”, (la crudele) “uguaglianza” e “libertà”, ma quello che intende è “esclusione”, “intolleranza”, “dittatura della maggioranza”, l’uguaglianza è intesa in tutti i sensi, tranne in senso giuridico, perché, per loro, non dobbiamo essere uguali davanti alla legge: se appartieni ad una minoranza, devi per forza avere più diritti degli altri, devi, ora, godere di quei “privilegi” di cui hanno goduto gli altri, però, non sappiamo quali siano questi privilegi, ma sicuramente gli uomini bianchi li hanno avuti ed ancora li hanno. Potremmo addirittura arrivare a dire che questa è una nuova forma di razzismo: se appartieni ad una minoranza razziale, non sei in grado di raggiungere i risultati che ti sei proposto senza agevolazioni, senza privilegi. Ovviamente, chi scrive, non condivide questa idea. L’estrema sinistra non ha ben compreso, però, che cosa sia la libertà, che l’intellettuale austriaco Friedrich von Hayek definisce come “l’assenza di coercizione dall’arbitraria volontà altrui”, ma che i comunisti intendono esclusivamente in senso metafisico.

Ed in questo caos terminologico, le università sono trasformate in campi di addestramento: si impone la pseudocultura del wokismo, secondo cui tutto ciò che ha una definizione è errato. Si annullano le differenze tra le persone, anche quelle che ci rendono chi siamo. Si distrugge l’identità su cui abbiamo costruito le nostre Nazioni, ma si mina e si demolisce anche la nostra identità personale: non siamo più maschio o femmina, non siamo più liberi o schiavi. Per la “nuova sinistra”, dobbiamo essere solo degli oggetti informi, senza diritti, solo con doveri verso lo Stato sottomesso a questa antica, ma sempre nuova, ideologia neocomunista.

Questa gente, oltre ad andare alla guerra contro le idee, va alla guerra anche contro il dizionario: le finali delle parole mutano, prendono la forma di asterischi o di “e” al rovescio, a volte sono proprio sostituite con delle “u”. Il motivo? Per essere inclusivi. Se sei contro questo scempio, sei bollato come fascista. Peccato che per essere inclusivi, creiamo infinite categorie, che non potranno mai essere “protette” tutte allo stesso modo. Ma, dopotutto, nei momenti in cui la concorrenza per le possibilità economiche cresce, lo diceva già Max Weber: “con il numero crescente di concorrenti in rapporto al margine di guadagno possibile, cresce qui l’interesse dei partecipanti alla concorrenza a limitarla in qualche modo”. E come si limita la concorrenza? Diminuendo il numero dei partecipanti. Ma qual è il criterio su cui si escludono certi partecipanti? Forse il merito? No, assolutamente, il merito non conta per la “nuova sinistra”, per dirla ancora con Max Weber: “La forma in cui ciò solitamente accade è che una caratteristica determinabile dall’esterno di una parte dei concorrenti, sia essa la razza o la lingua, la confessione, la provenienza locale o sociale, la discendenza, la residenza, e così via, venga presa dagli altri come pretesto per esigere la loro esclusione dalla concorrenza”. Ecco, quando si creano privilegi per una o più categorie, bisogna sempre considerare che si stanno discriminando altre categorie di persone: dovremmo semplicemente ricordare che la più piccola minoranza al mondo è l’individuo.

Gli occupanti che hanno disoccupato Palazzo Nuovo e le aule di Fisica del Politecnico di Torino, hanno annunciato che questa non è la fine. Potremmo ben dire che questi devono tornare a casa per le vacanze estive in costosi alberghi di lusso pagati dai genitori, gli stessi ricchi che pagano anche le rette universitarie di gente fuoricorso (conosciamo alcuni soggetti), che, evidentemente, non sanno che molti studenti a cui impediscono di fare lezione come si deve, non hanno grandi disponibilità economiche (anche qui, conosciamo alcuni soggetti).

Questa è la “nuova sinistra”, alimentata ad intolleranza, violenza, ignoranza, razzismo, amore verso i totalitarismi, disprezzo della gente comune e, in generale, odio verso qualsiasi cosa sia accostabile alla libertà e alla democrazia. Almeno, nella mia umile  (umilissima, direi) opinione.

 

 

(20 giugno 2024)

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