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Sulle “Arti Performative” il Comune di Torino ce la racconta…

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di Gaiaitalia.com, #Torino twitter@gaiaitaliacomlo

 

 

Il Comune di Torino ha dato il via libera alle nuove linee guida (non se ne può più di leggere la dizione “linee guida” nei comunicati dei Comuni a 5Stelle) per quello che chiamamo sviluppo e sostegno alle arti perfomative nel triennio 2018-2020. La geniale assessora Francesca Leon ha proposto all’esecutivo – che ha detto sì – “Torino Arti Performative”, progetto volto a creare “un rapporto di fiducia e ad attivare percorsi di collaborazione con i molti soggetti che compongono il mondo delle arti performative. Si tratta di un’iniziativa che si propone di rinnovare le modalità con cui la Città sostiene le attività teatrali e la danza”.

Pompa magna da comunicato stampa a parte, non è cambiato nulla.

Nemmeno il peggior partito comunista avrebbe scritto di “rinnovare le modalità con cui la Città sostiene le attività teatrali e la danza” per poi inserire in una “cabina di regia” (nemmeno di “cabina di regia” se ne può più) i soliti noti: Città di Torino Ufficio Arti Performative, dalle Fondazioni Teatro Stabile di Torino, Teatro Ragazzi e Giovani, Teatro Piemonte Europa e Piemonte dal Vivo (quale strumento della Regione Piemonte), cioè realtà che nei fatti, anziché sviluppare la libertà artistica tendono a decidere sulla base di ciò che esse ritengono adatte al mercato culturale ed alla sua fruizione, altro che “rapporto di fiducia” e “percorsi di collaborazione” e di “attenzione alle realtà emergenti (…) collaborazioni e contaminazioni”.

Naturalmente le realtà di cui sopra avranno il potere di gestire “l’attribuzione delle risorse” che vengono specificate in “assistenza tecnica, organizzativa e produttiva” e la definizione di strumenti di valutazione e monitoraggio delle attività – si chiama controllo e con l’arte non ha niente a che fare, a meno che non siamo nell’Italia del 1922.





(10 novembre 2017)

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