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Premierato e varie altre marachelle

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di Matteo Marra

Nella confusione generale, il Parlamento sta facendo delle gran belle porcherie. Porcherie perché inutili, mica per l’odore. Iniziamo dalla più scandalosa: l’elezione di una nuova Assemblea Costituente per la revisione della parte II della Costituzione, che è quella che riguarda l’ordinamento della Repubblica: Parlamento, Governo, Presidente della Repubblica, Regioni ed Enti locali e, infine, la Corte costituzionale. Questa proposta è stata presentata da Baldelli di Forza Italia e, poi, un’altra simile anche da Giorgia Meloni. Quella di Baldelli prevede che sia eletta una Convenzione, che dovrà scrivere una proposta da presentare alle Camere. Quella di Meloni, invece, prevede una vera e propria Assemblea Costituente, col potere di modificare la parte II della Costituzione senza passare, poi, per le Camere e senza referendum.

La cosa è scandalosa perché la Costituzione non può essere modificate di continuo da chi governa. In democrazia non è lecito che la Costituzione sia continuamente rivista, soprattutto nelle parti che pongono dei limiti a chi ha anche il potere di modificare tali limiti. La volontà di modificare la Costituzione così a fondo, diventa spaventosa nel momento in cui un membro della maggioranza, nella persona di Marta Fascina (sì, proprio la compagna di Berlusconi), propone di introdurre il vincolo di mandato.

Il vincolo di mandato è quella porcata ideologica che impedisce ai parlamentari dissenzienti di cambiare gruppo parlamentare. Anzi, coloro che manifestano tale volontà decadono da parlamentari, sono, cioè, costretti a dimettersi. Trattasi di un’ulteriore arma in mano alle segreterie di partito per avere un controllo maggiore sugli eletti. Ma, di fatto, il Parlamento è trasformato da organo sovrano fondamentale per la democrazia ad una specie di campo giochi in cui i parlamentari non fanno altro che votare leggi delega, quelle che delegano il Governo ad esercitare la funzione legislativa su di un determinato oggetto, in base a quanto ordinato dal proprio segretario.

Si arriva, infine, al premierato, definita come “la madre di tutte le riforme” da Giorgia Meloni e Elisabetta Casellati. Con tale riforma, si introduce l’elezione diretta del Presidente del Consiglio dei Ministri, eletto a suffragio universale con apposita votazione popolare contestualmente all’elezione delle Camere. Però, il candidato alla Presidenza del Consiglio deve riuscire a farsi eleggere parlamentare, altrimenti non può diventare Presidente del Consiglio.

Ci si inventa anche la norma cosiddetta “anti ribaltone”: nel caso in cui il Presidente del Consiglio in carica sia sfiduciato, il nuovo Governo deve essere sostenuto dalla stessa maggioranza che appoggiava il Governo precedente. Una cosa folle. Questo vuol dire che persone che hanno tensioni tali da far crollare un Governo, poi, devono, di nuovo, mettersi d’accordo per formare un altro Governo (con le stesse persone) per attuare un programma (che è lo stesso del Governo precedente).

Si modifica, poi, anche la legge elettorale introducendo un premio di maggioranza che assicuri alla coalizione che appoggia il Presidente del Consiglio eletto, il 55% dei seggi parlamentari in modo da “assicurare la governabilità”, che vuol dire, tradotto, in modo da “poter stuprare ancora il Parlamento”, già violentato dalle riforme costituzionale che abbiamo visto sopra.

Si continua a dire “non tocchiamo i poteri del Presidente della Repubblica”: è assolutamente falso: i poteri del Presidente della Repubblica sono diminuiti e non di poco. Per esempio, l’art. 92 della Costituzione, comma secondo, dice che “il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”. Se il Presidente del Consiglio viene eletto direttamente è chiaro che i poteri del Presidente della Repubblica sulla formazione del Governo sono del tutto annullati. È chiaro che i poteri del Presidente della Repubblica sono presi a martellate da questa riforma mendace (inutile e alla Orbán).

Inoltre, la riforma stabilisce che il Presidente del Consiglio è eletto per cinque anni. Ci si deve, quindi, interrogare su quali siano i poteri del Presidente della Repubblica sullo scioglimento delle Camere. Se il mandato del Presidente del Consiglio diventa di cinque anni, il Presidente della Repubblica può porre fine alla legislatura prima? Sembrano tecnicismi, ma, in realtà, stiamo parlando di cose fondamentali per l’attuale ordinamento repubblicano. Queste riforme non hanno l’intenzione di porre fine alla Repubblica, ma minacciano la qualità della nostra democrazia.

 

 

(29 marzo 2024)

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